venerdì 19 marzo 2010

FILASTROCCA DI SAN GIUSEPPE

Un tempo ( già, siamo ormai arrivati a dire un tempo ! ), a scuola si studiavano le poesie a memoria. Semplici filastrocche alle elementari, di solito collegate agli eventi e alle festività dell'anno, Natale, Pasqua, carnevale, festa della mamma, poi alle medie inferiori e superiori brani più lunghi , da commentare e tradurre in prosa. E nella mente si fissava per sempre un caleidocopio di immagini e di frasi, la cavallina storna, le mascherine di carnevale, un passero solitario, una donzelletta che torna dai campi, Valentino coi piedi nudi, Maria e Giuseppe che non trovano posto negli ostelli, campane di Pasqua, un melograno in un orto, e bastava all'improvviso ascoltare chissà dove un verso per richiamare alla mente tutta una poesia che si credeva dimenticata , o almeno gran parte di essa . Ora sembra che questo esercizio di memoria non sia più di moda, nelle scuole si studiano sempre meno poesie o meglio, si leggono e commentano ma non c'è più bisogno di ricordarle e declamarle. Ma chi le ricorda ancora le poesie dell'infanzia non può aver dimenticato questa, dedicata a san Giuseppe :
San Giuseppe vecchierello,
cosa avete nel cestello ?
Erba fresca, fresche viole,
nidi, uccelli e lieto sole !
Nel cantuccio più piccino
ho di neve un fiocchettino,
un piattino di frittelle
e poi tante cose belle !
Mentre arriva primavera
canto a tutti una preghiera,
la preghiera dell'amore
a Gesù nostro Signore.

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